Al rettorato della d’Annunzio di scena Padre Bruno con un invitato speciale, il filosofo veneziano Uberto Regina per dibattere intorno ad una ... (continua)
DALLA CHIESA LOCALE
07 Marzo 2010
Padre Bruno e la Questio su Kierkegaard
Al rettorato della d’Annunzio di scena Padre Bruno con un invitato speciale, il filosofo veneziano Uberto Regina per dibattere intorno ad una nuova questione, ad un personaggio tutto nuovo: il filosofo danese Soren Kierkegaard ed il suo pensiero. Sempre carico di aspettativa e di novità l’appuntamento al rettorato, con una sala questa volta particolarmente attenta a raccogliere gli straordinari ed attuali concetti espressi da un uomo tutto concentrato sul significato dell’esistenza del singolo, nella confusione dei tempi moderni. Attualissimo dunque questo personaggio vissuto nella prima metà dell’ottocento, in una Europa di grandi uomini e di grandi fatti.
Una Europa che sta uscendo dalla restaurazione per affrontare i grandi temi della società moderna ed i pericoli dei suoi idealismi. Un piccolo grande personaggio, per certi versi anche riferimento per questa nostra attuale società, che è uscita oramai da quei sistemi e da quegli idealismi che hanno portato alla tragedia dei totalitarismi. Una reazione forte alla “comicità” del sistema e dell’idealismo che vogliono pretendere di spiegare ogni cosa.
Uno sforzo questo, per Kierkegaard, che non ha nulla di diverso da quello di un nano che voglia abbracciare un gigante o dall’ingenuo tentativo di riversare il mare in un secchiello. Una lezione forse necessaria per questa nostra società sempre tesa all’universale, all’uniformità, all’annientamento del singolo. Attuale quindi è la contrapposizione a questo universale, quella di un singolo che non dubita, che non rientra nelle necessità ineluttabili di un mondo sintetizzato; un singolo, unico ed esclusivo, per essere se stessi. Un singolo a cui viene donata gratuitamente la fede. La fede appunto.
L’unica strada possibile per essere se stessi ed uscire dalla disperazione è quella di uscire dal dubbio dunque ed abbracciare il dono della fede. Un dono per tutti, nessuno escluso. Il dono della fede per diventare cristiani attraverso una cristianità che rischia e non una cristianità strutturata. Un cristianità che si vede già cristiani senza diventarlo, non aiuta a venir fuori dal male. Contro le certezze rassicuranti dell’ideologia, deve emergere il singolo forte ed unico. Contro il sistema del necessario deve e può emergere il mondo del possibile, dove ogni singolo deve agire nel mondo aperto, fatto di esclusivo rischio personale, di esclusiva ed ineludibile decisione; in definitiva di esclusivo coraggio nel credere senza vedere.
Dalla grande sala dell’università, questa volta, un’insolita lezione di filosofia con un messaggio speciale; un forte e preciso messaggio dunque per un mondo forse troppo stereotipato, standardizzato, forse addirittura inanimato; un messaggio essenziale per un mondo che forse stanco e snervato non riesce o non vuole più esporsi; un mondo dove ogni singolo individuo, in un mare di necessità e di decadenza, deve assolutamente recuperare il vero senso della propria esistenza e delle proprie possibilità.
Nando Marinucci
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